marzo 2010NEWS SUL TUMORE AL SENO

(DIRE - Notiziario Sanita') Roma, 9 mar. - Uccidere il tumore al seno affamandolo, togliendogli il nutrimento. Cosi' agisce bevacizumab, anticorpo monoclonale che agisce in maniera specifica sulla proteina VEGF, elemento chiave dell'angiogenesi tumorale, il meccanismo che regola la crescita e la proliferazione del cancro. Una terapia intelligente unita alla chemioterapia permette di raddoppiare il tempo di sopravvivenza senza progressione nel tumore del seno in stadio avanzato.
"L'inibizione dell'angiogenesi, ovvero il "blocco" dei meccanismi che consentono al tumore di diffondersi nell'organismo, e' una importante opzione terapeutica per le pazienti con cancro del seno in stadio avanzato, che hanno oggi una nuova arma mirata per affrontare la loro malattia" precisa il prof. Sabino De Placido, Ordinario di Oncologia Medica dell'Universita' 'Federico II' di Napoli e presidente del convegno nazionale "Dalla chemioterapia alla terapia anti angiogenica".
Le stime effettuate sui dati reali osservati dei Registri Tumori italiani, parlano per il 2008 di 37.952 donne colpite da tumore della mammella, che risulta cosi' il secondo carcinoma piu' diffuso e ancora purtroppo il primo per mortalita' nel sesso femminile sotto i 55 anni.
L'avvento delle terapie target, unito alla diffusione degli screening e al miglioramento delle tecnologie per la diagnosi, sta modificando lo scenario di questa patologia. Tra i protagonisti della "rivoluzione" gli anticorpi monoclonali, farmaci innovativi che hanno la capacita' di colpire con precisione le cellule malate, senza danneggiare quelle sane. A trastuzumab, anticorpo monoclonale utilizzato sia nelle fasi avanzate sia in quelle precoci di un particolare tipo di tumore al seno (detto HER2 positivo), si affianca un altro farmaco, bevacizumab, che ha dimostrato benefici significativi nelle forme avanzate della malattia.